Siam del popolo gli arditi

Posted on 2013/05/07

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Siam del popolo gli arditi

Siam del popolo gli arditi” – Canzoniere Internazionale

Brano composto da Leoncarlo Settimelli riprendendo solo parzialmente alcune strofe dell’antico canto originale di cui sono andati purtroppo persi sia testo che nome dell’autore. Nel tumultuoso periodo seguente la Prima Guerra Mondiale gli Arditi del Popolo costituivano nei luoghi di lavoro e sul
territorio le uniche formazioni strutturalmente in grado di opporsi alla violenza del dilagante terrorismo squadrista. Generati spontaneamente dal grembo stesso della volontà popolare essi acquisirono ben presto coscienza del proprio ruolo e consistenza tale da essere in grado di svolgere appieno il compito antagonista cui erano destinati. La loro solida realtà combattente venne però delegittimata e dispersa dall’ottusa decisione dei vertici del variegato
fronte di partiti politici aderenti all’opposizione democratica di frammentare la lotta contro il nascente regime in tanti piccoli rivoli, minandone così forza ideale, capacità reattiva ed azione propositiva; una scelta colpevole e sciagurata che condannò l’Italia inerme al tragico ventennio in camicia nera.
Gli Arditi del Popolo, appoggiati ufficialmente e sostenuti concretamente dal solo movimento libertario, specie l’UAI (Unione Anarchica Italiana) che ne alimentava base militante e quadri dirigenti, pagheranno in prima persona lo scotto dell’isolamento con la sconfitta sul campo e la inevitabile repressione, per poi risorgere nei giorni del riscatto con la lotta di Resistenza e la rivincita finale della Liberazione. Ma ancor prima che tutto ciò accadesse il Loro eroismo troverà tempo e modo di scrivere una delle pagine più belle nella storia della libertà del nostro popolo. A Parma nell’Agosto del ’22, fra le povere case e gli stretti vicoli dell’Oltretorrente, un pugno di donne ed uomini degni d’essere chiamati tali, prese letteralmente a calci in culo un esercito di 20.000 squadristi, capitanati dai gerarchi Farinacci e Balbo, costringendoli alla resa e alla più vergognosa delle fughe. Un’estate di tanti anni fà sul selciato rovente nelle crepe dei muri lungo gli argini del fiume ovunque fu’ versato quel sangue ribelle lì giaccia in eterno insieme alla nostra memoria riconoscente.

La canzone politica degli anni ’70 (1970-1980)

Rintuzziamo la violenza
del fascismo mercenario
tutti uniti sul calvario
dell'umana redenzione.

Questa eterna giovinezza
si rinnova nella fede
per un popolo che chiede
uguaglianza e libertà. 

Siam del popolo gli arditi
contadini ed operai
non c'è sbirro non c'è fascio
che ci possa piegar mai.

E con le camicie nere
un sol fascio noi faremo
sulla piazza del paese
un bel fuoco accenderemo.

Mussolini traditore
parla di rivoluzione
però ammazza i proletari
col pugnale del padrone.

Siam del popolo gli arditi
contadini ed operai
non c'è sbirro non c'è fascio
che ci possa piegar mai.

E con le camicie nere
un sol fascio noi faremo
sulla piazza del paese
un bel fuoco accenderemo.

Ci dissero ma
cosa potremo fare
con gente dalla
mente tanto confusa.

E che non avrà
letto probabilmente
neppure il terzo
libro del Capitale.

Neppure il terzo
libro del Capitale.

Siam del popolo gli arditi
contadini ed operai
non c'è sbirro non c'è fascio
che ci possa piegar mai.

E con le camicie nere
un sol fascio noi faremo
sulla piazza del paese
un bel fuoco accenderemo.

Portammo il
silenzio nelle galere
perché chi stava
fuori si preparasse.

E in mezzo alla
tempesta ricostruisse
un fronte proletario
contro il fascismo.

Un fronte proletario
contro il fascismo.

Siam del popolo gli arditi
contadini ed operai
non c'è sbirro non c'è fascio
che ci possa piegar mai.

E con le camicie nere
un sol fascio noi faremo
sulla piazza del paese
un bel fuoco accenderemo.

Ci siamo ritrovati
sulle montagne
e questa volta
nostra fu la vittoria.

Ecco quello che
mostra la nostra storia
se noi siamo divisi
vince il padrone.

Se noi siamo divisi
vince il padrone.

Fonte: Presente in: Gli anarchici 1864-1969, 1973 – 2 LP Cetra Folk LPP 212/213

Informazioni:

Scritta per lo spettacolo “1921: Arditi del popolo”, sulla base di un canto dell’epoca (le prime due strofe)

Figli dell’officina 

Figli dell’officina 
o figli della terra, 
già l’ora s’avvicina 
della più giusta guerra, 

la guerra proletaria, 
guerra senza frontiere, 
innalzeremo al vento 
bandiere rosse e nere, 

Avanti, siam ribelli, 
fiori vendicator 
un mondo di fratelli 
di pace e di lavor. 

Dai monti e dalle valli 
giù giù scendiamo in fretta, 
con queste man dai calli 
noi la farem vendetta; 

del popolo gli arditi, 
noi siamo i fior più puri, 
fiori non appassiti 
dal lezzo dei tuguri. 

Avanti, siam ribelli… 

Noi salutiam la morte, 
bella vendicatrice, 
noi schiuderem le porte 
a un’era più felice; 

ai morti ci stringiamo 
e senza impallidire 
per l’anarchia pugnamo; 
o vincere o morire, 

Avanti, siam ribel

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